Specializzazione Precoce

Ultimamente si tende ad una specializzazione precoce nei bambini in uno specifico sport per tentare di creare dei “giovani talenti”. Niente di più sbagliato!

Prima di tutto, il vero talento non esordisce in giovane età. Si può individuare un bambino più portato, ma non per forza vuol dire che sia un talento; ad esempio può presentare semplicemente uno sviluppo precoce rispetto agli altri e, quindi, ha un età biologica leggermente superiore dei suoi coetanei.  In secondo luogo, in media 1-2 bambini su 10 hanno capacità fisiche più sviluppate dei di quelli di pari età anagrafica. Il che vuol dire che in una classe di 20 bambini ce ne saranno 3-4 più in gamba che potranno essere scambiati facilmente per “giovani talenti” ma, non sempre, arrivati all’ età adulta manterranno prestazioni elevate.

È stato studiato e dimostrato che la specializzazione in giovane età ( minore di 12 anni) aumenta i casi di infortunio e abbandono: come riporta un articolo del Dr. Popkin, Dr. Ahmad e Dr. Bayomy su PubMed

“una mancanza di attività diversificata nei giovani porta a un uso eccessivo di lesioni, affaticamento psicologico ed esaurimento”
e che
“e al contrario è stato proposto che la diversificazione sportiva precoce porti a risultati superiori”
.

Esempio della ginnastica in giovane età

Questo va a ledere discipline come la ginnastica artistica e ritmica in quanto si cerca proprio questo: ottenere risultati prima del completo sviluppo della pubertà. In questo periodo avvengono cambiamenti antropometrici di peso e altezza che possono destabilizzare i movimenti, a volte complessi, precedentemente appressi in questa disciplina.

Infatti, dagli anni ’70 ad oggi, la presenza sul podio alle Olimpiadi della ginnastica artistica femminile (categoria individuale) l’ età media registrata è 18,0 anni; con punte minime che toccano spesso i 15 anni. Fortunatamente dal ’97 è stata introdotta l’ età minima dei 16 anni per partecipare ai giochi olimpici.

Importanza della multilateralità

La specializzazione precoce di un giovane atleta induce un “danno” indiretto, ovvero quello della mancanza di multilateralità. È un problema che riscontriamo soprattutto negli sport ciclici e di forma; dove gli insegnanti addestrano gli allievi, sin dalla tenera età, alla continua e monotona ripetizione di un gesto, o sequenze eseguite sempre allo stesso modo. Il che va bene per un adolescente che ha maturato un certo tipo di esperienze e vuole migliorare in uno specifico sport.

Iniziare da 5-6 anni (o a volte prima) un allenamento specifico per un determinato sport (la maggior parte delle volte per esigenze di risultati agonistici in età preadolescenziale) condanna l’ allievo a saper fare solo quello nella vita e qualsiasi gesto richiedente una leggera variazione, sarà affrontato con difficoltà da quest’ ultimo. Non ha senso specializzare un bambino di 6 anni ad uno sport, a questa età ha bisogno di gioco e svago; ha bisogno di sfruttare al massimo le sue capacità coordinative e di problem solving affinché, una volta adolescente, potrà scegliere lo sport che desidera, potendolo affrontare con tutte le capacità necessarie.

Esiste un fenomeno chiamato “drop-out” , definito come l’ abbandono dell’ attività sportiva da parte di giovani atleti  prima che possano raggiungere il massimo delle loro prestazioni sportive ( picco a 20-25 anni); a volte, la causa è proprio l’ eccessiva specializzazione precoce. Il bambino non è fatto per ripetere 100 volte la stessa cosa e chiunque abbia avuto a che farci lo sa benissimo; ha bisogno di stimoli continui e sempre nuovi.

Sport situazionali

Per questo motivo, infatti, per i bambini delle fasce d’ età più basse (4-8 anni) vengono privilegiati sport SITUAZIONALI; dove l’ allievo è spinto a gestire situazioni continuamente diverse e a trovarvi soluzione. Dopo quest’ età, con un allenamento adeguato sulle sue capacità coordinative, potrà intraprendere la strada che preferisce con un bagaglio motorio notevole e completo.

Gli sport situazionali per eccellenza sono le arti marziali, che richiedono un costante adattamento delle tecniche in base all’ avversario che troviamo davanti.  Anche gli sport di squadra possono essere classificati in questa categoria.

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