La Resistenza Fisica

La resistenza è una capacità psico-fisica che ci consente di protrarre un sforzo il più a lungo possibile.

Ha sia una componente psichica, che rispecchia la resistenza dalla  volontà di interrompere lo sforzo; sia una componente fisica, ovvero la resistenza propria dell’ organismo e dei suoi sistemi energetici.

Dipende da diversi fattori, tra i quali: il numero di fibre resistenti nei distretti muscolari interessati; una respirazione corretta durante l’ esecuzione dell’ esercizio; una buona determinazione (resistenza psichica).

Ci sono diverse classificazioni di resistenza: generale e specifica (in base alla specificità dello sport) e  generale e locale ( in base alla quantità di gruppi muscolari impiegati). In questo articolo ci soffermeremo sulla classificazione temporale, ovvero quella divisione che prende in considerazione la durata dello sforzo fisico.

-resistenza di breve durata:

è la resistenza a carichi della durata che va dai 45s ai 2’, è tipica dei 400/800metri dell’ atletica leggera. In questa fase ci troviamo nel pieno del sistema anaerobico lattacido; dove lo sforzo è elevato e protratto per un tempo relativamente lungo, tale da permettere al nostro metabolismo di produrre acido lattico ad una velocità maggiore rispetto a quella con cui si riesce a smaltirlo; causandone un accumulo nei muscoli.

-resistenza di meda durata:

corrisponde a quegli esercizi che richiedono una resistenza della durata compresa tra i 2 e gli 8 minuti.  È tipica dei mezzofondisti nell’ atletica leggera  (1500m/3000m).

È una fase di transizione, dove il sistema anaerobico lattacido comincia a fare spazio al sistema aerobico glicolitico, e quindi viene  utilizzato il glicogeno e il glucosio ematico per la produzione di energia.

-resistenza di lunga durata:

comprende tutti quei carichi che sono protratti per più di 8’. È tipica delle categorie più durature del mezzofondo, mezza maratona, maratona e ciclismo su strada (es. Giro d’Italia).

In questo tipo di resistenza, la velocità della produzione di acido lattico e del suo smaltimento è la stessa, quindi non se ne ha un accumulo nei muscoli. Il suo livello, seppur alto, rimarrà pressoché invariato durante l’ esecuzione. Prima si credeva, che per raggiungere buoni risultati, bisognava allenare l’ atleta a produrre poco acido lattico per non portare quindi ad “intossicazione” i muscoli. Ma recenti studi hanno dimostrato che invece, atleti ben allenati riescono semplicemente ad aumentare la soglia di tolleranza dei livelli di lattato nei muscoli, senza effetti negativi sulla prestazione.

si divide a sua volta in 3 categorie

I – sforzi della durata fino a 30’, dove il metabolismo principale è quello glucidico;

II – sforzi della durata dai 30’ ai 90’ , dove il precedente metabolismo degli zuccheri viene miscelato con  quello degli acidi grassi;

III – sforzi della durata maggiore dei 90’, dove il metabolismo principale è quello degli acidi grassi.

Questa capacità inizia a manifestarsi dopo il 6° anno di vita, ma che dà il suo meglio poco dopo l’ inizio della pubertà (12 anni). Gli effetti di un allenamento precoce alla resistenza sono limitanti per il bimbo, poichè inducono le fibre miste a trasformarsi in fibre lente che, purtroppo (a differenza di quelle veloci), NON sono reversibili.

Sconsiglio altamente un allenamento intensivo di questa capacità condizionale prima della pubertà.

Le Capacità Condizionali

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